Da "Il sole 24 ore"
Gianluca Ravasini

Gianluca Ravasini

Energia, Trasporti, Logistica
Segreteria Sezione Energia, Trasporti e Logistica
Responsabile Sede Vasto

Telefono 0873 366336 - 085 4325534 - 3355933523
email g.ravasini@confindustriachpe.it

Fermi da sabato 14 marzo tutti i voli di linea da e per l’aeroporto di Pescara fino al prossimo 3 aprile.
Lo scalo di Pescara è tra i 17 in Italia a ‘operatività limitata’ – insieme a quelli di Ancona, Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Genova, Lamezia Terme, Lampedusa, Milano Malpensa, Napoli Capodichino, Palermo, Pantelleria, Pisa, Roma Fiumicino, Torino, Venezia Tessera – secondo quanto previsto nel decreto firmato il 12 marzo dalla ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli.

Tali aeroporti restano aperti per garantire voli di Stato, servizi emergenziali, trasporti organi e canadair.

Il decreto prevede la razionalizzazione del servizio di trasporto aereo in considerazione della ridotta mobilità sul territorio nazionale e per contenere l’emergenza sanitaria da coronavirus; per tutelare la salute di passeggeri e lavoratori sono assicurati nel settore del trasporto aereo tutti i servizi essenziali.

Vi anticipiamo che l’Agenzia delle Entrate con un proprio comunicato stampa ha disposto lo stop agli accertamenti fiscali e verifiche.

La situazione al Brennero resta ancora critica a causa dei rallentamenti conseguenti ai controlli sanitari sistematici sui conducenti e già da ieri ANITA e Confindustria hanno chiesto di adottare analoghi in entrata sul territorio nazionale.

Il sistema confindustriale sta operando a livello nazionale ed internazionale e, in attesa di nuovi sviluppi, si informano le aziende associate che - così come è stato richiesto ieri con forza - il Land del Tirolo ha sospeso il divieto di circolazione di sabato 14 marzo dalle ore 7 alle ore 15.

Come noto, ieri sera scorso sono state disposte ulteriori misure di contenimento del contagio valide su tutto il territorio nazionale e riportate nel DPCM 11 marzo 2020, allegato, valide dal 12 al 25 marzo.

Per semplificarne la lettura e per rispondere alle domande più ricorrenti, si evidenzia come restano confermate le attività di trasporto e logistica strumentali alle attività commerciali in funzione (alimentari, farmacie, carburante, ecc.), così come le attività di trasporto necessarie per garantire l’attività delle fabbriche e delle industrie.

Si sottolinea infine che, a seguito delle numerose segnalazioni pervenute c/o ANITA e Confindustria ieri, è stata consentita l’apertura degli Autogrill situati lungo la rete stradale, autostradale e all’interno delle stazioni ferroviarie, aeroportuali e negli ospedali garantendo la distanza di sicurezza interpersonale di un metro.

Con riserva di fornire ulteriori informazioni, soprattuto con riguardo alla situazione al Brennero, che già nelle prime ore di ieri pomeriggio è apparsa particolarmente critica, con un aggravarsi della situazione nelle ore successive e fino a questa mattina, si informa come il sistema confindustriale stia affrontando la questione a tutti i livelli governativi nazionali ed europei.

Fonte: ANITA

Il confine con l’Austria resta aperto al traffico merci e ai conducenti si applicano soltanto misure di controllo della temperatura.

Regolamento n. 87/2020 e Regolamento n. 81/2020

L’Austria ha legiferato sui controlli sanitari per l’emergenza coronavirus e con il regolamento n. 84/2020 ha ripristinato i controlli ai confini con l'Italia.

Con i regolamenti pubblicati su GU austriaca del 10 marzo 2020, di cui si allega il testo, sono state stabilite procedure di controllo sul traffico veicolare stradale.

In particolare, il regolamento n. 87/2020 prevede un obbligo generale di un certificato medico - anche in lingua italiana - di buona salute e situazione negativa rispetto al virus, avente data non antecedente a quattro giorni. Esso stabilisce inoltre anche una deroga all'obbligo del certificato medico per il solo transito senza soste intermedie, purché sia garantita l'uscita dall'Austria.

In ogni caso, il trasporto di merci è escluso da tale provvedimento ed ai conducenti si applicano soltanto le misure previste dal regolamento n. 81/2020, relativo al controllo della temperatura.

Con regolamento n. 86/2020 sono stati poi sospesi tutti i collegamenti ferroviari passeggeri con l'Italia, ma il traffico merci ferroviario non è soggetto a limitazioni.

Si invia in allegato:

1. l’ordinanza n. 646 dell’8 marzo 2020 del Capo del Dipartimento della protezione civile (http://www.protezionecivile.gov.it/amministrazione-trasparente/provvedimenti/-/content-view/view/1226134) che risolve la problematica delle ordinanze regionali che ieri avevano creato incertezze, soprattutto nella gestione degli autisti. Nel provvedimento, infatti nel ribadire che le misure restrittive del DPCM 8 marzo 2020 non si applicano al trasporto di merci e a tutta la filiera produttiva in transito, in entrata e in uscita dalle zone individuate dal DPCM (tutta la Lombardia e le altre provincie del Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Marche) e che sono consentiti gli spostamenti delle persone fisiche su tutto il territorio nazionale (compreso quelle delle aree sopra riportate) per motivi di lavoro, necessità o per motivi di salute, nonché per lo svolgimento delle conseguenti attività, si richiamano le Regioni a dare applicazione alle disposizioni contenute nell’ordinanza.

Le Regioni pertanto devono attenersi a tali indicazioni e consentire quindi ai lavoratori che abbiano viaggiato per esigenze lavorative, di rientrare senza doversi poi autodenunciare presso le Asl per la messa in quarantena.

2. Comunicato del Ministro dell’interno con cui si riepilogano i contenuti della direttiva ai Prefetti per l’attuazione dei controlli nelle aree di contenimento.

Anche in questo documento si ribadisce che gli spostamenti potranno avvenire per esigenze lavorative, attestate mediante autodichiarazione che potrà essere resa anche seduta stante attraverso la compilazione di moduli forniti dalle forze di polizia. Anche in questo caso, trovate in allegato il format predisposto dal Ministero dell'interno.

Informiamo le aziende associate che la normativa italiana che prevedeva l’addizionale provinciale all’accisa sulla energia elettrica è stata ritenuta incompatibile dalla direttiva Europea 2008/118/CE, pertanto l’addizionale provinciale delle accise pagata prima della sua abolizione, non era dovuta ed è stata versata “indebitamente”.

Al termine di un contenzioso nei confronti dell’Agenzia delle Dogane durato 7 anni, la Corte di Cassazione (Cass. nn. 27101/2019; 27099/2019 e 29980/2019):

1. ha confermato quanto sopra, ovverosia il fatto che l’addizionale provinciale all’accisa sull’energia non doveva essere applicata, perché in contrasto con la normativa europea;
2. ha precisato che il rimborso dell’imposta può essere richiesta all’Agenzia delle Dogane (cioè allo Stato) solo dal fornitore di energia, soggetto tenuto in via tributaria al pagamento di tale imposta; l’istanza di rimborso all’Agenzia delle Dogane non può, invece, essere proposta dall’impresa utente finale (salvo casi straordinari : v. dopo n.4);
3. ha astrattamente riconosciuto la possibilità che l’impresa finale chieda, in sede civile, al proprio fornitore (e dunque non allo Stato) la restituzione dell’addizionale all’accise sull’energia elettrica che è stata pagata negli anni 2010 e 2011, ma che, appunto, non era dovuta;
4. ha precisato che solo in determinati casi straordinari (ad esempio in caso di sopravvenuto fallimento del fornitore) l’impresa utente finale potrebbe chiedere il rimborso in sede tributaria direttamente all’Agenzia delle Dogane (lo Stato).

La questione così riassunta, resta allo stato molto complessa e articolata e presenta ancora diversi aspetti critici ed è stata portata da Confindustria nazionale all’attenzione del MISE e dell’Agenzia delle Dogane.

Quello che è certo è che, per poter poi intraprendere eventuali azioni di richiesta di restituzione/rimborso dell’imposta pagata negli anni 2010 e 2011, occorre, intanto, bloccare il termine della prescrizione/decadenza dell’azione:
• per quanto riguarda l’azione di ripetizione civile dell’impresa finale nei confronti del proprio fornitore (v. ad esempio, sopra caso n. 3), il termine (di prescrizione) è decennale (cioè, ad esempio, nel 2020 si prescrivono, via via, i possibili rimborsi di quanto pagato nel 2010 ecc.).
• per quanto riguarda la richiesta di rimborso (tributaria) direttamente nei confronti dell’Agenzia delle Dogane (v. ad esempio, sopra caso n. 4 ) la questione è meno chiara, dovendosi fare riferimento alla normativa tributaria che prevede un termine di decadenza di due anni (decorrente dal pagamento delle imposte non dovute o da quando il diritto può essere esercitato).

In ogni caso, è quindi necessario predisporre e inviare, a seconda dei casi, una diffida-messa in mora/istanza di rimborso nei confronti del fornitore di energia elettrica di quel periodo o dell’ufficio dell’Agenzia delle dogane di competenza, contenente la richiesta di restituzione dell’importo pagato in quel periodo per le addizionali non dovute.
La richiesta deve essere adeguatamente formulata e documentata.

Per poter procedere in tal senso, occorre intanto:
• raccogliere la documentazione (fatture) relativa all’addizionale pagata nel periodo 2010-2011, per effettuare il calcolo dell’importo esatto da chiedere in restituzione;
• reperire i documenti che attestano i pagamenti delle addizionali che devono essere rimborsate (ad es. contabile di pagamento fatture se pagate al fornitore, la licenza di officina di acquisto, gli F24 pagati se soggetto obbligato ecc.);
• ogni altra documentazione utile che sarà di volta in volta indicata.

Se, come prevedibile, alla richiesta di restituzione/rimborso non dovesse seguire alcun pagamento “spontaneo” da parte del fornitore (o, a seconda dei casi, da parte dell’Agenzia delle Dogane), si dovrebbe a quel punto valutare l’opportunità di intraprendere un’azione legale in sede civile o tributaria (con il necessario patrocinio di un avvocato competente).

p.s. in allegato un fac-simile di lettera da inviare ai fornitori per interrompere il termine della prescrizione.

Restiamo comunque a disposizione per ogni chiarimento in merito.

Si allegano le slide e la documentazione illustrata durante il Seminario tecnico svoltosi martedì 11 febbraio 2020 presso la sede di Confindustria a Pescara.

Nel dettaglio:

“Aspetti autorizzativi, adempimenti e modulistica da utilizzare per il rilascio della licenza fiscale per impianti di distribuzione carburante ad uso privato” Ing. Francesco Paolo Raio, Capo Reparto Autorizzazioni e licenze dell’Ufficio delle Dogane di Pescara

• “Modalità semplificate per la tenuta del registro di carico e scarico per gli impianti di distribuzione carburante ad uso privato” Ing. Federico Superbo, Funzionario dell’Ufficio delle Dogane di Pescara

Il seminario è stato coordinato da Giuseppe Ranalli, Presidente della Sezione Trasporti e Logistica, e da Cosmo Domenico Tallino, Direttore dell’Ufficio delle Dogane di Pescara, promotori dell'iniziativa.

Vivace e costruttivo il dibattito tra i presenti con risposte e informazioni utili sia agli imprenditori che ai consulenti presenti in sala.

N.B. Considerata l’ampiezza della trattazione, ulteriori richieste di approfondimento, di modulistica o di chiarimento al di fuori del seminario, inerenti la tematica, potranno essere rivolte ad uno dei seguenti indirizzi e-mail:

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Autostrade per l’Italia ha pubblicato sul proprio sito ( https://www.autostrade.it/it/comunicazione-e-media/news?) la notizia che è ripresa dalle ore 19.00 del 30 gennaio 2020 la circolazione dei mezzi pesanti con massa complessiva superiore a 3.5 ton sul viadotto Cerrano al Km 356 della A14.

E’ stata infatti accolta dall’Autorità giudiziaria di Avellino l’istanza presentata dalla Direzione di Tronco di Pescara di Autostrade per l’Italia relativa alla rimozione del divieto di circolazione per i mezzi pesanti oltre le 3,5 ton.

Permangono le limitazioni già presenti sulla tratta: il divieto di circolazione sulla corsia di marcia, la distanza minima di 100 metri da un veicolo all’altro, limite di velocità di 60km/h per i veicoli leggeri e di 40 km/h per quelli pesanti, il divieto di sorpasso.

Permane inoltre il divieto di transito per il trasporto eccezionale e per il trasporto di merci pericolose.

Informiamo che l’Agenzia delle Entrate in risposta ad un interpello ha fornito chiarimenti ad un quesito preposto da un’impresa di autotrasporto di merci per conto terzi sulla modalità di emissione della fattura riepilogativa per tutte le prestazioni rese in ciascun mese nei confronti del medesimo cliente.

L’impresa si rivolge all’Agenzia per avere chiarimenti sulle seguenti fattispecie:
1. Se la fattura piò essere trasmessa entro il 15 del mese successivo all’esecuzione dei trasporti;
2. Se il solo richiamo della lista dei trasporti in fattura ai fini dell’assolvimento degli obblighi richiamati nell’art. 21 comma 2 del decreto IVA, possa considerarsi idonea anche se non viene allegata;
3. Se al momento della fatturazione dei servizi accessori sia obbligatorio valorizzare nel tracciato della fattura elettronica l’apposita sezione 2.1.10 “FatturaPrincipale” o se sia invece sufficiente che il collegamento tra la prestazione di trasporto principale e il servizio accessorio venga chiaramente illustrato nel campo descrittivo della fattura nella sezione 2.2. “DatiBeniServizi”.

L’Agenzia nel rispondere al primo quesito ha sottolineato quanto segue: è da considerarsi fattura riepilogativa differita la documentazione cumulativa di prestazioni di servizi rese nel mese nei confronti del medesimo cliente per cui si è verificata l’esigibilità dell’imposta.

Quindi nel caso di specie, se per gli eventi indicati in fattura sono stati pagati in tutto o in parte i corrispettivi, l’operazione si considera effettuata in tal caso non si considera differita e quindi dovrà essere inviata allo SDI entro i 12 giorni dall’effettuazione dell’operazione, che coincide con la data riportata nella fattura.

Sul secondo quesito l’Agenzia ritiene che se nella fattura viene assolto “l’onere di individuare con certezza la prestazione eseguita, la data di effettuazione e le parti contraenti” l’istante può non allegare il file xml alla fattura e il conseguente invio allo SDI, salvo però garantire la conservazione cartacea o elettronica della stessa.

Per quanto riguarda il terzo quesito l’Agenzia ritiene che relativamente alle prestazioni accessorie, possono essere fatturate separatamente dalle principali, salvo l’indicazione in quest’ultima degli estremi della fattura principale.

Si rinvia in ogni caso a un’attenta lettura del documento allegato.

Fonte: ANITA

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