Da "Il sole 24 ore"
Venerdì, 23 Dicembre 2022 10:11

Indagine Confindustria sul lavoro del 2022

E' stata pubblicata l’annuale indagine di Confindustria sulle condizioni dell’occupazione nelle aziende associate, svolta tra febbraio e aprile 2022, fornisce per il 2021 informazioni su struttura dell’occupazione e politiche aziendali di gestione del lavoro nelle aziende associate. A questo link sono disponibili le tavole riassuntive e comparative relative alle principali variabili oggetto di indagine.
L’indagine di quest’anno torna a rilevare anche i dati relativi a orari di lavoro e assenze, che nel 2020 non erano stati raccolti in quanto ampiamente influenzati dal ricorso a forme di sospensione (totale o parziale) dell’attività lavorativa. Confermato anche quest’anno l’approfondimento sull’utilizzo dello smart working da parte delle imprese, anche in ragione della diffusione strutturale di tale modalità di organizzazione del lavoro dopo la crisi sanitaria.
I risultati indicano che, prima della pandemia, lo smart working era già presente in più di una impresa su dieci, tra quelle che hanno partecipato all’indagine (11,2%). In particolare, questa modalità di lavoro era maggiormente diffusa nei servizi, anche per la natura stessa dell’attività: il 14,4% delle imprese la utilizzava, contro il 9,4% nell’industria in senso stretto.
Durante le fasi acute della crisi sanitaria, lo smart working è stato adottato dalle imprese per assicurare il necessario distanziamento interpersonale, cruciale per evitare la diffusione dei contagi, e l’adozione di questa modalità di lavoro ha raggiunto picchi elevatissimi. Nel primo trimestre 2022, lo utilizzava ancora oltre un terzo delle imprese (37,6%), come somma del 27,7% che faceva ricorso al regime “semplificato” (introdotto nel 2020) e del 9,9% che lo aveva già adottato in via “strutturale” (secondo le disposizioni della legge 81/2017).
In prospettiva, nel post-pandemia si stima che la diffusione rimarrà doppia rispetto al pre-pandemia (al 20,3%), sommando le imprese che nella prima metà del 2022 avevano in programma di introdurlo entro 2 anni (10,4%) a quelle che lo avevano già introdotto (9,9%). Anche in questo caso, è il settore dei servizi a presentare un dato più alto rispetto al settore industriale (rispettivamente 26,3% e 16,8%).
L’indagine ha inoltre raccolto informazioni su altre politiche aziendali adottate dall’imprese in un anno particolarmente complicato: l’utilizzo dei trattamenti di integrazione salariale, l’applicazione di contratti collettivi aziendali e le materie regolate da questi accordi.
I risultati confermano un graduale riassorbimento dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali nel 2021. Nel corso dell’anno il 31,9% delle imprese intervistate ha fatto ricorso ai trattamenti di integrazione salariale (CIG ordinaria, in deroga o assegno ordinario). Le percentuali sono del 31,5% e del 32,8%, rispettivamente, nell’industria in senso stretto e nei servizi.
In materia di contrattazione aziendale, si rileva che, a inizio 2022, la contrattazione aziendale coinvolgeva quasi un quarto delle imprese associate (il 23,3%). La diffusione è maggiore nell’industria in senso stretto (dove il contratto aziendale è presente nel 30,8% delle imprese) rispetto ai servizi (16,9%) e nelle imprese più grandi, con oltre 100 dipendenti (66,8%), rispetto a quelle più piccole, con meno di 15 (10,2%).
La diffusione della contrattazione aziendale mostra percentuali più elevate se calcolata sulla base degli addetti: risultano occupati presso aziende che la applicano il 60% dei dipendenti nel campione complessivo – media tra il 69,6% registrato nell’industria in senso stretto e il 47,2% registrato nei servizi.
Le materie regolate dal contratto aziendale, quando presente, sono principalmente i premi di risultato collettivi (62,2%), l’orario di lavoro (nel 53,9% dei casi), la conciliazione vita-lavoro (35,1%), il welfare aziendale (31,5%) e i protocolli per la sicurezza (30,7%).

1 . L’occupazione nelle imprese del Sistema Confindustria nel 2021
L’occupazione è aumentata, trainata dai contratti a termine Nel corso del 2021 l’occupazione dipendente complessiva nelle imprese associate a Confindustria è aumentata del 2,2%, sintesi di un incremento del 3,5% nelle imprese dei servizi e dell’1,3% nel settore dell’industria. L’aumento coinvolge le imprese di ogni classe dimensionale, da quelle con meno di 15 dipendenti (+2,1%), a quelle con 16-99 dipendenti (+2,0%), a quelle con più di 100 dipendenti (+2,2%).Nelle imprese associate, nel corso del 2021, l’occupazione della componente maschile risulta aumentata dell’1,6%%, mentre è cresciuta più sensibilmente l’occupazione femminile (+3,1%; Figura A).

FiguraA NotaLavoro22



Rispetto alla tipologia contrattuale, nel corso dello scorso anno si registra un boom di occupati a tempo determinato (+41 %), che a fine 2021 rappresentano il 5,8% dei dipendenti totali nelle imprese associate. Tiene l’occupazione a tempo indeterminato (+0,7% nell’anno), che risulta quella di gran lunga più diffusa nelle imprese associate (il 91,9% dei dipendenti è impiegato con tale contratto). Sostanzialmente stabili gli apprendisti (-0,2%), ma il dato medio nasconde un andamento differenziato tra settori, con un aumento nelle imprese dell’industria (+8,8%) e una contrazione in quelle dei servizi (-14,6%).

Per la lettura del testo completo si rinvia al seguente link: https://www.confindustria.it/home/centro-studi/temi-di-ricerca/valutazione-delle-politiche-pubbliche/dettaglio/Indagine-Confindustria-sul-lavoro-2022

Fonte: Centro Studi Confindustria

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Cresce il rischio di stagnazione a fine 2022: il prezzo del gas è di nuovo in rialzo e balzano i tassi di interesse. L’industria accusa il colpo, le costruzioni sono in calo, ma reggono i servizi e gli occupati totali continuano a crescere. Extra-risparmio accumulato: verrà speso solo in parte per sostenere i consumi. L’export italiano è altalenante, tra la flessione dell’industria nell’Eurozona e la crescita lenta negli USA.

Alleghiamo il link all'ultima Congiuntura Flash
https://www.confindustria.it/home/centro-studi/temi-di-ricerca/congiuntura-e-previsioni/dettaglio/congiuntura-flash-dicembre-2022

Fonte: Centro Studi Confindustria

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Secondo l'indicatore trimestrale dell'economia regionale (ITER) elaborato dalla Banca d'Italia, nel primo semestre del 2022 è proseguito il recupero dell'attività produttiva. Nella media del periodo il prodotto è stimato in crescita di circa il 5,3 per cento, una dinamica lievemente inferiore alla media nazionale (5,7 per cento), che ha riflesso l'indebolimento registrato nel secondo trimestre.

Dal sondaggio della Banca d'Italia realizzato tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre su un campione di imprese manifatturiere abruzzesi è emersa una crescita del fatturato nei primi nove mesi dell'anno, meno diffusa tra le piccole imprese e quelle orientate prevalentemente sul mercato domestico. Vi ha contribuito anche l'aumento dei prezzi di vendita praticato dalle imprese in risposta al forte rincaro delle materie prime, in particolare di quelle energetiche. L'espansione è stata molto più contenuta in termini di ore lavorate.

Le difficoltà di approvvigionamento di input produttivi, emerse lo scorso anno e peggiorate nel 2022, hanno continuato a rallentare l'attività di alcuni comparti particolarmente rilevanti per l'economia regionale, come quello dell'automotive. Le vendite all'estero delle imprese della regione hanno nel complesso risentito dell'andamento fortemente negativo del settore dei mezzi di trasporto, sebbene siano mediamente cresciute negli altri comparti, in particolare in quello chimico‑farmaceutico, della gomma e della metallurgia.

Le previsioni formulate dagli imprenditori per i prossimi mesi prefigurano un deterioramento delle prospettive di ripresa, in connessione con il calo del clima di fiducia e l'incertezza sull'evoluzione delle tensioni geopolitiche internazionali. La maggior parte delle aziende intervistate avrebbe rispettato i programmi di investimento formulati per il 2022, che si orientavano verso una ripresa della spesa; per il prossimo anno le previsioni indicherebbero una fase di sostanziale stagnazione del processo di accumulazione del capitale.

Il settore delle costruzioni ha continuato a beneficiare degli incentivi per la riqualificazione del patrimonio edilizio; le transazioni immobiliari sono ulteriormente cresciute, sia nel comparto delle abitazioni sia in quello non residenziale.

Nel terziario è proseguita la ripresa dei livelli di attività, in concomitanza con il miglioramento del quadro epidemiologico e la progressiva eliminazione delle misure di contrasto alla pandemia. Il commercio sarebbe stato sostenuto dalla crescita dei consumi delle famiglie, che per l'intero 2022 sono però previsti in rallentamento a causa dell'aumento dell'inflazione e del peggioramento del clima di fiducia. Nel comparto delle autovetture, le immatricolazioni continuano a risentire fortemente dei rallentamenti produttivi determinati dalle tensioni lungo le catene di fornitura. Le presenze turistiche in regione sono significativamente aumentate rispetto allo scorso anno, anche grazie alla marcata ripresa dei flussi di visitatori stranieri che si sono portati ampiamente al di sopra dei valori del 2019; ne ha beneficiato anche l'attività dello scalo aeroportuale d'Abruzzo, il cui volume di transiti ha recuperato i livelli precedenti la pandemia.

La redditività delle imprese è lievemente aumentata rispetto all'anno precedente; in prospettiva gli utili aziendali potrebbero tuttavia risentire della contrazione dei margini di profitto e dei rallentamenti dei ritmi di produzione. La liquidità è lievemente diminuita, pur mantenendosi su valori storicamente elevati.

Nella prima parte dell'anno è proseguito il miglioramento del quadro occupazionale in regione, anche grazie alla crescita dei livelli di attività produttiva. La partecipazione al mercato del lavoro è aumentata, in particolare quella femminile. Nei primi otto mesi dell'anno la creazione di nuove posizioni lavorative alle dipendenze ha interessato prevalentemente le forme contrattuali a tempo determinato e il settore dei servizi, in particolare quello del turismo; si è al contempo registrata una ripresa delle attivazioni nette a tempo indeterminato. Nel corso dei mesi estivi la dinamica dell'occupazione dipendente ha tuttavia cominciato a indebolirsi rispetto ai ritmi dello scorso anno, pur mantenendosi al di sopra dei livelli del 2019.

La crescita dei prestiti ai residenti in regione si è rafforzata per effetto dell'accelerazione dei finanziamenti alle famiglie e alle imprese medio-grandi; dopo la forte espansione registrata nel 2020 e nei primi mesi del 2021, i prestiti alle piccole imprese hanno cominciato a contrarsi. I tassi di interesse sui prestiti a medio e a lungo termine concessi alle imprese e alle famiglie sono lievemente aumentati.
La progressiva rimozione delle misure di sostegno al credito introdotte con la pandemia non ha finora comportato ripercussioni sulla qualità degli affidamenti; il tasso di deterioramento dei prestiti permane su valori contenuti sia per le imprese sia per le famiglie. Si è anche ridotta la quota di finanziamenti per i quali le banche registrano un incremento significativo del rischio di credito dal momento dell'erogazione. La crescita dei depositi bancari si è ulteriormente attenuata rispetto agli elevati livelli osservati durante la pandemia, in particolare per le imprese.

Fonte : Banca D'Italia

In allegato testo della pubblicazione n.35 -  L'Economia dell'Abruzzo

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La FED a inizio novembre ha alzato ancora il tasso ufficiale negli USA, al 4,00%, molto sopra il valore “neutrale” stimato al 2,50%, per abbassare l’inflazione. È il 6° rialzo consecutivo da inizio 2022, quando il tasso era a 0,25% e altri rialzi sono stati annunciati per i prossimi mesi.
La BCE sta seguendo il rialzo FED, con un ritardo di alcuni mesi ma un ritmo analogo (2,00% a ottobre, appena sotto il valore neutrale di 2,10%), nonostante l’inflazione europea dipenda in gran parte dal caro-energia, piuttosto che da una domanda surriscaldata. Nel mondo, i rialzi dei tassi sono già molti più di 150.
Il rendimento del BTP italiano ha riflesso i diffusi rialzi a livello internazionale, arrivando al 4,18% a novembre da 0,97% a fine 2021. Questo rialzo ha già iniziato a trasferirsi sui tassi pagati dalle imprese, che fino a settembre sono aumentati di quasi un punto (da 1,74% a 2,59% per le PMI) e sembrano destinati a salire molto di più. Ai valori attuali, considerando anche l’alta quota di operazioni a tasso variabile dal 2020, il costo del credito per le imprese aumenta di +2,3 miliardi in un anno, che rischiano di diventare +6,8 se seguirà pienamente il rialzo del BTP.
Alleghiamo il link all'ultima Infografica dal CSC
https://www.confindustria.it/home/centro-studi/temi-di-ricerca/congiuntura-e-previsioni/dettaglio/rialzo-tassi-inizia-a-colpire-costo-del-credito-imprese-italiane

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Fattibilità economica degli investimenti e rispetto delle tempistiche sono le due principali incertezze legate a questa fase del PNRR. Il Piano sta procedendo spedito, i traguardi e gli obiettivi previsti sono stati finora tutti rispettati, ma si evidenziano ritardi nella capacità di spesa da parte dello Stato. Il vero anno di svolta sarà il 2023.
Quali rischi si prospettano? Cosa succede in caso di mancato raggiungimento di un traguardo o di un obiettivo? In quali circostanze si potrà modificare il Piano?
Tutte le risposte nell’ultima Nota dal CSC: https://www.confindustria.it/home/centro-studi/temi-di-ricerca/valutazione-delle-politiche-pubbliche/dettaglio/risorse-e-tempistiche-PNRR-a-che-punto-siamo

Fonte: Centro Studi Confindustria

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Lunedì, 10 Ottobre 2022 14:10

Intervista del Presidente Bonomi a La Stampa

Segnaliamo l’intervista del Presidente Carlo Bonomi a La Stampa in cui ha richiamato l’attenzione sul rischio di tenuta delle imprese e del Paese che renderà inevitabile uno scostamento di bilancio se l'Ue non darà l’aiuto necessario.

Per Bonomi, infatti, "la risposta europea dovrebbe essere il tetto al prezzo del gas e un Next Generation Eu per l'energia, come si è deciso per il Covid. Per ora, l’Ue non sta dimostrando la stessa condivisione di intenti della crisi pandemica - ha osservato il Presidente, aggiungendo che “il prossimo Governo, se non potrà contare sulla solidarietà europea per frenare la bolletta energetica, né su entrate fiscali in crescita, dovrà ricorrere ad altre risorse. La priorità assoluta è fermare i prezzi dell'energia, e se l'Europa non fa la sua parte, tocca all'Italia. Servono 40-50 miliardi che si possono trovare nei mille e oltre miliardi di spesa pubblica" - ha sottolineato il Presidente.

Diversamente, secondo Bonomi l’Italia sarà a un bivio: salvare industria e famiglie per salvare il Paese oppure finire in una profonda crisi sociale. “Un sistema di imprese trasformatrici come il nostro, senza nucleare e carbone, deve essere difeso. In questo contesto, lo scostamento finalizzato al solo contenimento dell'emergenza energetica diventerebbe inevitabile per sopravvivere" - ha spiegato.

Il Presidente, quindi, è tornato a proporre il "Patto sociale per l'Italia", già avanzato nel settembre dello scorso anno, chiedendo un cambio di passo.

Fonte Confindustria: https://bit.ly/3CjMmjC

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Il prezzo del gas non è mai stato così alto, inflazione e tassi di interesse salgono ancora più su. Il contesto è molto difficile nella seconda metà del 2022: lo scenario per l’economia vira al ribasso. Nell’industria italiana si materializza la caduta, sebbene l’export si dimostri resiliente e continui per ora la risalita dei servizi. Rincari del gas e rischio di scarsità mettono in ginocchio l’Europa, che va verso una brusca frenata. Negli USA il quadro è incerto, tra gli emergenti va male solo la Cina.

Fonte: Centro Studi Confindustria

Il Rapporto completo è consultabile qui: https://www.confindustria.it/home/centro-studi/temi-di-ricerca/congiuntura-e-previsioni/tutti/dettaglio/congiuntura-flash-settembre-2022

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Confindustria, in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e Ice Agenzia, ha svolto un esercizio di ricognizione volto ad identificare le principali materie prime e semilavorati critici per l’industria nazionale a seguito del conflitto russo-ucraino, con l’obiettivo di individuare e mettere a disposizione delle imprese fonti di approvvigionamento alternative ai fornitori dei Paesi coinvolti nel conflitto.

Fonte: Confindustria

Per maggiori informazioni: https://www.confindustria.it/home/policy/position-paper/dettaglio/russia-ucraina-indagine-materie-prime

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Pubblichiamo il rapporto della Banca D'Italia per l'Abruzzo, pubblicato oggi.

Il quadro macroeconomico
In Abruzzo, come nel resto del Paese, il 2021 è stato caratterizzato da una ripresa dell'attività economica, seguita alla fase recessiva innescata dalla pandemia. Secondo l'indicatore trimestrale dell'economia regionale (ITER) elaborato dalla Banca d'Italia, nel complesso dell'anno il prodotto sarebbe cresciuto del 6,3 per cento (6,6 per cento in Italia in base ai dati dell'Istat; fig. 1.1). Dopo il marcato rimbalzo registrato nel primo semestre rispetto allo stesso periodo del 2020, caratterizzato dal lockdown, il recupero è proseguito nella seconda parte dell'anno, anche se con una dinamica inferiore rispetto a quella dell'economia nazionale. Le crescenti difficoltà nell'approvvigionamento di alcuni input produttivi importati e i rincari dei beni energetici, acuitisi ulteriormente nei primi mesi del 2022 con lo scoppio del conflitto in Ucraina, potrebbero compromettere la prosecuzione della fase di recupero dell'economia regionale.

Le imprese
L'attività produttiva è tornata a espandersi nell'industria e nelle costruzioni, più moderatamente nei servizi.

Secondo le stime di Prometeia, nel corso del 2021 sarebbero stati quasi completamente recuperati i livelli di attività pre-pandemia nell'industria in senso stretto. L'indagine sulle imprese condotta dalla Banca d'Italia segnala una crescita delle vendite rispetto all'anno precedente, in particolare per le aziende con una maggiore presenza sui mercati esteri. Dopo l'indebolimento del processo di accumulazione del capitale rilevato nel 2020, sono emersi dalla rilevazione segnali di ripresa della spesa per investimenti.

Sulle previsioni per l'anno in corso pesano le incertezze legate all'evoluzione delle tensioni sui mercati delle materie prime e dei beni energetici, che hanno già determinato nel 2021 una rilevante crescita dei costi di produzione delle imprese e rallentamenti dell'attività produttiva.

Dopo la forte contrazione registrata nel 2020, le esportazioni sono nel complesso cresciute, anche se negli ultimi due trimestri dell'anno hanno ampiamente risentito del calo delle vendite di mezzi di trasporto. I comparti della gomma e plastica, metalmeccanico e della chimica hanno contribuito positivamente all'incremento dell'export. L'esposizione delle imprese abruzzesi in termini di esportazioni dirette verso le aree in guerra risulta contenuta e in linea con la media nazionale.

Nel settore delle costruzioni la produzione si è portata su valori ampiamente superiori a quelli precedenti la pandemia, beneficiando degli incentivi fiscali per gli interventi di riqualificazione del patrimonio abitativo. Nel comparto immobiliare, il volume delle transazioni è fortemente aumentato, raggiungendo i livelli più elevati dell'ultimo decennio.

Nel terziario, il graduale allentamento delle restrizioni alla mobilità nel corso dell'anno ha favorito il commercio e il turismo, i cui livelli di attività hanno comunque continuato a mantenersi al di sotto di quelli del 2019. Sul finire dell'anno, e nei primi mesi del 2022, la diffusione della variante Omicron e il peggioramento del clima di fiducia hanno rallentato la ripresa dei servizi.

Dopo il marcato calo registrato nel 2020, il tasso di natalità netto delle imprese abruzzesi è aumentato, in particolare nei settori caratterizzati da un elevato livello di intensità digitale.

La redditività delle imprese abruzzesi è tornata a crescere rispetto ai livelli del 2020. La maggiore capacità di autofinanziamento ha inoltre ampiamente sostenuto la liquidità. La domanda di prestiti bancari è diminuita, in un contesto di politiche di offerta degli intermediari ancora sostanzialmente distese.

Il mercato del lavoro e le famiglie
Il quadro occupazionale della regione è migliorato nel corso del 2021. Il numero di occupati è aumentato, come pure la partecipazione al mercato del lavoro, in particolare quella femminile, che si attesta tuttavia su livelli ancora inferiori a quelli precedenti la crisi sanitaria. Rimane ampio in regione, rispetto alla media nazionale, il divario di genere nei tassi di attività, in particolare per le madri con figli in età prescolare.

Relativamente all'occupazione subordinata, le attivazioni contrattuali al netto delle cessazioni sono aumentate, collocandosi su livelli superiori rispetto a quelli del 2019, grazie soprattutto all'andamento positivo nel turismo e nelle costruzioni; la crescita ha riguardato in particolare le posizioni lavorative a termine. Nonostante la graduale rimozione del blocco dei licenziamenti, l'aumento delle cessazioni di contratti a tempo indeterminato è attribuibile principalmente alle dimissioni volontarie. Il contestuale aumento delle assunzioni e delle trasformazioni segnalerebbe tra l'altro una graduale ripresa della mobilità sul mercato del lavoro. Nei primi quattro mesi del 2022 è proseguita la creazione di nuove posizioni lavorative, trainata in particolare dal comparto dell'edilizia e dalle forme contrattuali a tempo indeterminato.

Il reddito delle famiglie abruzzesi è tornato a crescere nel 2021, beneficiando dei miglioramenti del mercato del lavoro e delle misure di sostegno pubblico. I consumi, pur risentendo del rialzo dei prezzi di beni e servizi, sono risultati in ripresa dopo il forte calo del 2020; la propensione al risparmio si è ridotta. I prestiti bancari alle famiglie hanno ripreso a crescere sia nella componente dei mutui, stimolata dalla dinamicità del mercato immobiliare, sia in quella del credito al consumo. La prosecuzione della fase di ripresa dei consumi nell'anno in corso potrebbe tuttavia risentire della perdita di potere di acquisto delle famiglie, ascrivibile al rialzo dei prezzi, e del peggioramento del clima di fiducia seguito allo scoppio del conflitto in Ucraina.

Il mercato del credito
Nel 2021 la crescita dei prestiti bancari all'economia abruzzese si è attenuata, risentendo del marcato rallentamento dei finanziamenti alle imprese. Il flusso di nuovi crediti deteriorati ha continuato a mantenersi su livelli molto contenuti, grazie al miglioramento del quadro congiunturale e alle misure pubbliche di sostegno; le banche hanno tuttavia aumentato la quota di finanziamenti in bonis classificati come rischiosi, in particolare per le imprese che hanno beneficiato della moratoria dei debiti durante la pandemia. La liquidità detenuta sui depositi bancari permane su livelli elevati, sebbene la sua crescita si sia attenuata, in particolare per le imprese, rispetto ai massimi osservati durante il 2020. È proseguito in regione il ridimensionamento della rete distributiva tradizionale delle banche, a fronte di un ulteriore rafforzamento dell'offerta online di servizi finanziari, stimolata anche dalla spinta alla digitalizzazione impressa dalla pandemia.

La finanza pubblica decentrata
Nel 2021 la spesa corrente primaria degli enti territoriali abruzzesi ha rallentato. Rispetto all'anno precedente hanno decelerato le spese per l'acquisto di beni e servizi e si sono ridotti i trasferimenti a famiglie e imprese, i cui andamenti sono stati condizionati dalle misure di contrasto all'emergenza sanitaria. La spesa in conto capitale, dopo cinque anni consecutivi di flessione, è cresciuta in maniera sostenuta, trainata dall'accelerazione nell'implementazione dei programmi delle politiche di coesione. Le spese delle Amministrazioni locali in alcuni rilevanti comparti, come la riqualificazione urbana, la messa in sicurezza del territorio e l'edilizia scolastica, beneficeranno nel prossimo quinquennio delle risorse aggiuntive messe a disposizione dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), riservate per il 40 per cento alle regioni meridionali. L'andamento delle entrate ha continuato a essere influenzato dagli ingenti trasferimenti statali volti a fronteggiare le esigenze dettate dalla pandemia. In controtendenza rispetto all'Italia, il debito delle Amministrazioni locali si è ulteriormente ridotto, portandosi su livelli in linea con il dato medio pro capite nazionale.

Fonte: https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/economie-regionali/2022/2022-0013/index.html?dotcache=refresh&dotcache=refresh

In allegato il Rapporto completo.

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In Italia il settore delle costruzioni è l’unico a registrare, da oltre un anno, una crescita continua e significativa, proseguita anche nel primo trimestre del 2022: il valore aggiunto è arrivato al +26,9% rispetto al periodo pre-Covid (fine 2019).

L’industria, invece, che aveva recuperato bene dopo la caduta nella prima metà del 2020 dovuta al lockdown, ha perso terreno all’inizio di quest’anno, a causa dei rincari delle materie prime e della difficoltà negli approvvigionamenti, scendendo verso i livelli pre-pandemia (+0,7%).

Servizi e agricoltura restano ancora sotto i valori di fine 2019 (-1,7% e -3,7%). A inizio 2022, in particolare, il valore aggiunto dei servizi è rimasto quasi piatto: è solo per il secondo trimestre che le attese sono in miglioramento, in particolare per il turismo.

Fonte: Centro Studi Confindustria

L'infografica completa è consultabile qui: https://www.confindustria.it/home/centro-studi/temi-di-ricerca/congiuntura-e-previsioni/tutti/dettaglio/valore-aggiunto-Italia-corrono-le-costruzioni-industria-ai-livelli-pre-pandemia

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