CENTRO STUDI CONFINDUSTRIA: LE PREVISIONI ECONOMICHE PER IL 2020 E Il 2021

Il 2020 si era aperto per l’industria italiana con segnali di miglioramento, ma le prospettive sono di nuovo bruscamente peggiorate da febbraio in seguito alla diffusione del Covid-19. La spesa delle famiglie italiane è in contrazione, la domanda estera langue. Gli impatti della minore domanda di beni e servizi, e dell’accresciuta incertezza, frenano gli investimenti. Le imprese si trovano a fronteggiare seri problemi di liquidità ed inedite procedure amministrative di emergenza. Le reazioni dei mercati finanziari possono produrre un ulteriore avvitamento della crisi, penalizzando i paesi percepiti a maggior rischio. È cruciale l’efficacia e la tempestività della risposta di politica economica ad una congiuntura economica eccezionale, che combina shock di domanda e di offerta. In allegato il rapporto e le slides di presentazione.


https://bit.ly/3dB1ADs

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DOMANI SUL SITO DEL SOLE24ORE LA PRESENTAZIONE DEL RAPPORTO DI PREVISIONE DEL CSC

Informiamo che la presentazione del Rapporto del Centro studi di Confindustria sulle “Previsioni per l’economia italiana dopo il blocco del 22 marzo” avverrà in collaborazione con il Sole 24 Ore, che domani 31 marzo dedicherà al tema l’intera puntata della trasmissione web “Il Sole Risponde” a cura di Marco Lo Conte.
L’appuntamento è alle 12 e sarà possibile collegarsi anche dal nostro sito. Interverranno il direttore del Centro studi di Confindustria Stefano Manzocchi e la responsabile dell’Unità di Economia politica presso il Centro studi di Politica europea Cinzia Alcidi. Chiuderà il presidente Vincenzo Boccia. L’evento si concluderà alle 13.30.

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Il Rapporto CSC "Le previsioni per l’Italia. Quali condizioni per la tenuta ed il rilancio dell'economia?" verrà pubblicato il prossimo 31 marzo 2020. A causa del protrarsi dell'emergenza, non si terrà la consueta presentazione. 

Il 2020 si era aperto per l’industria italiana con segnali di miglioramento, ma le prospettive sono di nuovo bruscamente peggiorate da febbraio in seguito alla diffusione del Covid-19. La spesa delle famiglie italiane è in contrazione, la domanda estera langue. Gli impatti della minore domanda di beni e servizi, e dell’accresciuta incertezza, frenano gli investimenti. Le imprese si trovano a fronteggiare seri problemi di liquidità ed inedite procedure amministrative di emergenza. Le reazioni dei mercati finanziari possono produrre un ulteriore avvitamento della crisi, penalizzando i paesi percepiti a maggior rischio.

È cruciale l’efficacia e la tempestività della risposta di politica economica ad una congiuntura economica eccezionale, che combina shock di domanda e di offerta. In una prima fase, occorre preservare la tenuta del sistema produttivo garantendo liquidità, semplificando gli adempimenti per imprese e lavoratori, e attivando celermente spesa pubblica per trasferimenti ed investimenti. Contestualmente, occorre il varo di un piano straordinario di investimenti pubblici e di supporto agli investimenti privati: l’Europa è chiamata a un cambio di passo nelle politiche e nella governance, anche nell’ottica della transizione green.

FONTE: confindustria.it

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Vi invitiamo a seguire, in streaming su www.confindustria.it

la presentazione del Rapporto CSC "Le previsioni per l’Italia. Quali condizioni per la tenuta ed il rilancio dell'economia?" il prossimo 31 marzo 2020.

Il 2020 si era aperto per l’industria italiana con segnali di miglioramento, ma le prospettive sono di nuovo bruscamente peggiorate da febbraio in seguito alla diffusione del Covid-19. La spesa delle famiglie italiane è in contrazione, la domanda estera langue. Gli impatti della minore domanda di beni e servizi, e dell’accresciuta incertezza, frenano gli investimenti. Le imprese si trovano a fronteggiare seri problemi di liquidità ed inedite procedure amministrative di emergenza. Le reazioni dei mercati finanziari possono produrre un ulteriore avvitamento della crisi, penalizzando i paesi percepiti a maggior rischio.

È cruciale l’efficacia e la tempestività della risposta di politica economica ad una congiuntura economica eccezionale, che combina shock di domanda e di offerta. In una prima fase, occorre preservare la tenuta del sistema produttivo garantendo liquidità, semplificando gli adempimenti per imprese e lavoratori, e attivando celermente spesa pubblica per trasferimenti ed investimenti. Contestualmente, occorre il varo di un piano straordinario di investimenti pubblici e di supporto agli investimenti privati: l’Europa è chiamata a un cambio di passo nelle politiche e nella governance, anche nell’ottica della transizione green.

Presenta il Rapporto il Direttore del Centro Studi Confindustria, Stefano Manzocchi, che ne discute con Cinzia Alcidi, Head of the Economic Policy Unit - Centre for European Policy Studies, e Lucrezia Reichlin, Professor of Economics - London Business School.

A seguire interviene il Ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri e conclude il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia.

In allegato il programma.

FONTE: confindustria.it

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Confindustria ha pubblicato i risultati dell'Indagine sugli effetti del Covid-19 per le imprese italiane (allegato).

FONTE www.confindustria.it

Il carattere umanitario dell’epidemia da Covid-19 resta di gran lunga l’aspetto più urgente da trattare, ma purtroppo non l’unico: gli imprenditori hanno da subito manifestato forte preoccupazione per la diffusione dell’epidemia in Cina e in modo molto più marcato dopo la scoperta di focolai in Italia.

Confindustria ha avviato un’indagine tramite un questionario online per ascoltare le imprese italiane (associate e non). L’elevato grado di preoccupazione ha fatto sì che la partecipazione all’indagine sia stata molto elevata: alla chiusura del questionario hanno risposto oltre 6.000 imprese (l’analisi qui riportata si basa su più di 4.000 risposte in seguito alla pulizia dei dati).

Il clima emergenziale ha anche influito sulla composizione del campione che, per sua natura, non può considerarsi statisticamente rappresentativo della popolazione delle imprese italiane ma altamente indicativo di come venga percepita l’emergenza stessa su scala territoriale e settoriale.

Primo risultato dell’indagine è la conferma che la diffusione del Covid-19 in Italia abbia relegato del tutto in secondo piano le già di per sé molto gravi problematiche legate all’epidemia in Cina.

Più in particolare, dall’analisi dei risultati emerge che il 67% dei rispondenti ha registrato impatti sulla propria attività a causa della diffusione del Covid-19 in Italia. La percezione è stata più alta della media in Lombardia e Veneto, dove si è attestata intorno al 71%.

L’impatto è risultato pervasivo per le attività di alloggio e ristorazione, dove il 99% dei rispondenti ha segnalato di aver subito effetti negativi, nonché per tutte le attività legate ai servizi di trasporto. Per la manifattura, il 62% delle imprese intervistate ravvisa degli effetti negativi, con problemi più evidenti per il settore dell’abbigliamento e della lavorazione dei pellami (con il 76% delle imprese che segnala effetti negativi), oltre che per il settore dei mobili e dell’arredo (dove lo stesso avviene per il 71% degli intervistati).

La diffusione del Covid-19 in Italia ad oggi sta causando soprattutto danni relativi al fatturato delle aziende, come indicato dal 29% dei rispondenti; più esiguo invece (6%), il numero dei rispondenti che ha subito disagi nelle catene di subfornitura, anche se va detto che quasi il 22% ha sperimentato problemi di entrambi i tipi.

Per quanto riguarda l’entità del danno relativa al fatturato, oltre al 33% delle imprese che ha partecipato all’indagine e ha dichiarato di non aver subito danni, ce ne sono circa il 24% che ritiene di avere subito impatti trascurabili o gestibili attraverso piccoli aggiustamenti del piano aziendale. Il 19% delle imprese ravvede invece che i danni siano stati significativi perché implicheranno la riorganizzazione del piano aziendale. C’è circa un 12% delle imprese che già teme di non poter raggiungere gli obiettivi per l’anno in corso se non addirittura di dover ricorrere a ridimensionamenti della struttura aziendale. Data l’elevata incertezza molte imprese non si sentono ancora di poter rispondere.

Il 5% dei rispondenti dichiara di aver dovuto già ricorrere all’uso della cassa integrazione ordinaria a seguito della diffusione del Covid-19.

Dall’indagine condotta è emerso anche che il 26% dei rispondenti ha subito danni per mancata partecipazione/cancellazione di fiere ed eventi promozionali.

In allegato il file integrale con i risultati finali dell’indagine.

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Confindustria ha pubblicato l'anteprima dei risultati dell'Indagine sugli effetti del Covid-19 per le imprese italiane.

FONTE dove scaricare il documento integrale: https://www.confindustria.it/notizie/dettaglio-notizie/indagine-effetti-Covid-19-imprese-italiane

Il carattere umanitario dell’epidemia da Covid-19 resta di gran lunga l’aspetto più urgente da trattare, ma purtroppo non l’unico: gli imprenditori hanno da subito manifestato forte preoccupazione per la diffusione dell’epidemia in Cina e in modo molto più marcato dopo la scoperta di focolai in Italia.

Confindustria ha avviato un’indagine tramite un questionario online per ascoltare le imprese italiane (associate e non). L’elevato grado di preoccupazione ha fatto sì che la partecipazione all’indagine sia stata molto elevata; ad oggi hanno risposto oltre 5.500 imprese (l’analisi qui riportata si basa su più di 4.000 risposte, che si riducono a 3.171 dopo la pulizia dei dati). Il clima emergenziale ha anche influito sulla composizione del campione che, per sua natura, non può considerarsi statisticamente rappresentativo della popolazione di imprese italiane ma altamente indicativo di come venga percepita l’emergenza stessa su scala territoriale e settoriale.

Primo risultato dell’indagine è la conferma che la diffusione del Covid-19 in Italia abbia relegato del tutto in secondo piano le già di per sé molto gravi problematiche legate all’epidemia in Cina.

Più in particolare, dall’analisi dei risultati emerge che il 65% dei rispondenti ha registrato impatti sulla propria attività a causa della diffusione del Covid-19 in Italia. La percezione è stata più alta della media in Lombardia e Veneto, dove si è attestata intorno al 70%.

L’impatto è risultato pervasivo per le attività di alloggio e ristorazione, dove il 99% dei rispondenti ha segnalato di aver subito effetti negativi, nonché per tutte le attività legate ai servizi di trasporto. Per la manifattura, il 60% delle imprese intervistate ravvisa degli effetti negativi, con problemi più evidenti per il settore dell’abbigliamento e della lavorazione dei pellami, della chimica e dell’elettronica.

La diffusione del Covid-19 in Italia ad oggi sta causando soprattutto danni relativi al fatturato delle aziende, come indicato dal 27% dei rispondenti; più esiguo (6%) il numero dei rispondenti che hanno subito solo effetti legati al danno degli input produttivi, anche se va detto che quasi il 20% dei rispondenti ha sperimentato problemi di entrambi i tipi.

Per quanto riguarda l’entità del danno relativa al fatturato, oltre al 35% delle imprese che hanno partecipato all’indagine non hanno subito danni, ce ne sono circa il 25% che ritiene di avere subito impatti trascurabili o gestibili attraverso piccoli aggiustamenti del piano aziendale. Il 17% delle imprese ravvede invece che i danni siano stati significativi perché implicheranno la riorganizzazione del piano aziendale. C’è circa un 10% delle imprese che già teme di non poter raggiungere gli obiettivi per l’anno in corso se non addirittura di dover ricorrere a ridimensionamenti della struttura aziendale. Data l’elevata incertezza molte imprese non si sentono ancora di poter rispondere.

Il 5% dei rispondenti dichiara di aver dovuto già ricorrere all’uso della cassa integrazione ordinaria a seguito della diffusione del Covid-19.

Dall’indagine condotta è emerso anche che il 24% dei rispondenti ha subito danni per mancata partecipazione/cancellazione di fiere ed eventi promozionali.

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Pubblichiamo la nuova infografica del Centro Studi Confindustria.

Qui il link al sito http://bit.ly/gettito_IVA

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L'economia italiana è appena sopra lo zero, con più occupazione, consumi in debole aumento e tassi sovrani stabili. Per la crescita mancano gli investimenti, che non ripartono, e il credito, che è in calo.
L'export cresce a fatica, con i mercati extra-UE cruciali, ma aumentano i rischi. L'instabilità in Iran e Libia potrebbe causare uno shock petrolifero.
Scambi mondiali deboli, così come l'Eurozona, ma la crescita USA è solida, migliora la Cina e reggono i mercati finanziari.

http://bit.ly/CF_gen2020

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Il Green New Deal annunciato da Ursula von der Leyen punta a una piena de-carbonizzazione della società europea entro il 2050, ponendo ancora una volta la UE all'avanguardia nella lotta globale ai cambiamenti climatici.

L'Italia può ambire ad un ruolo politico di primo piano in questo processo, grazie all'ottima performance in termini di sostenibilità ambientale, che la colloca in cima alla classifica dei paesi europei più virtuosi. In rapporto al PIL le emissioni di gas serra risultano infatti del 21 per cento più basse della media UE, il consumo di materia prima del 36 per cento e il consumo di energia addirittura del 57 per cento.

USA e UE hanno intrapreso da tempo un processo di contenimento delle emissioni di gas serra, opposto a quello osservato nel mondo emergente. A differenza della performance europea, però, quella americana sconta livelli di inquinamento di partenza molto alti, che collocano ancora oggi il paese tra i meno virtuosi al mondo. Cina e India, in piena fase di sviluppo, mantengono un profilo di crescita delle emissioni che, vista la loro dimensione assoluta, appare incompatibile con l'obiettivo di contenere il riscaldamento globale entro 1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali, come definito dagli Accordi di Parigi del 2015.

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