Da "Il sole 24 ore"
Mercoledì, 16 Dicembre 2015 00:00

Accordo globale sul Clima raggiunto a Parigi

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Lo scorso 12 dicembre, nel corso della 21° Conferenza delle Parti sul Clima delle Nazioni Unite (COP21), è stato raggiunto a Parigi il primo accordo globale sui cambiamenti climatici.
L'Accordo, definito dal Ministro degli Esteri francese Laurent Fabius "storico, ambizioso, giusto, sostenibile, dinamico, equilibrato e legalmente vincolante", è stato firmato da 195 Paesi. Francois Hollande lo ha definito "il primo accordo globale nella storia dei cambiamenti climatici" e "il migliore equilibrio possibile, potente e delicato", sottolineando la sfida nel rispettare le esigenze di tutti, ma anche aggiungendo che "non saremo giudicati sulla base di una parola omessa o aggiunta".
L'Accordo punta all'obiettivo ambientale di rafforzare la risposta globale alla minaccia dei cambiamenti climatici e impegna la comunità internazionale a mantenere l'aumento della temperatura media globale al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli pre-industriali, con lo sforzo di raggiungere l'obiettivo più ambizioso di 1.5°C. Allo stesso tempo, saranno rafforzate le azioni di adattamento ai cambiamenti climatici e lo sviluppo delle tecnologie, senza minacciare la produzione alimentare, mentre dovranno essere messi in campo finanziamenti adeguati per agevolare la transizione, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.
Gli obiettivi ambientali saranno perseguiti secondo un approccio "differenziato", che rappresenta il nodo politico del compromesso raggiunto. Tale principio riconosce ai Paesi in via di sviluppo diverse responsabilità rispetto ai Paesi sviluppati nel contributo alla riduzione delle emissioni e nelle capacità di finanziamento della transizione verso la decarbonizzazione. L'Accordo stabilisce che i Paesi sviluppati dovranno contribuire in modo maggiore allo sforzo globale, attraverso obiettivi di riduzione delle emissioni assoluti e applicati a tutta l'economia.
Per rispettare sia del principio di differenziazione che le caratteristiche e circostanze nazionali, l'Accordo contiene numerose clausole vincolanti ("shall" nel testo in inglese), accanto a disposizioni incoraggianti ("should") e alcune clausole facoltative destinate soprattutto ai Paesi in via di sviluppo. Ai Paesi sviluppati si chiedono "obiettivi di riduzione", mentre a quelli in via di sviluppo e particolarmente vulnerabili "sforzi di mitigazione".
L'Accordo dovrà essere ratificato dai Parlamenti nazionali e entrerà in vigore nel momento in cui sarà ratificato dal 55% dei Paesi sottoscriventi che rappresentano complessivamente almeno il 55% delle emissioni di gas serra globali.
L'Accordo si compone di 29 articoli ed è preceduto da un numero di decisioni che sostengono il testo legislativo nei diversi articoli e chiariscono alcune modalità di implementazione. Di particolare rilievo è la parte dedicata al rafforzamento dell'azione globale prima del 2020, anche attraverso un aumento del sostegno finanziario da parte dei Paesi sviluppati.

L'obiettivo ambientale (o livello di ambizione) è rafforzare le azioni globali per mantenere l'aumento della temperatura "well below 2 degrees" rispetto ai livelli preindustriali e fare sforzi verso l'obiettivo di 1.5° C, senza specificare l'orizzonte temporale. Per conseguire l'obiettivo, i Paesi si impegnano a raggiungere il picco di emissioni "il prima possibile" per poi iniziare il percorso di riduzione ma i Paesi in via di sviluppo potranno raggiungere il picco più tardi. L'obiettivo a lungo termine è quello di raggiungere la "neutralità" (emissioni nette pari a zero) nella seconda parte del secolo, cioè "un equilibrio tra le emissioni derivanti da fonti antropogeniche e gli assorbimenti e le rimozioni di gas serra".

Per conseguire l'obiettivo globale di riduzione delle emissioni, i Paesi firmatari saranno soggetti ai seguenti impegni vincolanti (art.4):
• un obbligo di preparare, comunicare e mantenere i propri Nationally Determined Mitigation Contributions, e adottare misure nazionali di riduzione delle emissioni a questo scopo;
• un obbligo di revisione dei contributi nazionali ogni 5 anni a partire dal 2023, anno nel quale ci sarà la prima raccolta di tutti i contributi globali ("global stocktake");
• i contributi nazionali non potranno essere rivisti verso il basso ma solo verso l'alto e comunque dovranno rappresentare in ogni momento il livello massimo di ambizione possibile per ciascun Paese.
• un obbligo di contabilizzare ("accounting") i contributi nazionali di emissioni e di riduzioni secondo alcuni principi come l'integrità dal punto di vista ambientale, la trasparenza, l'accuratezza, la completezza, la comparabilità e la trasparenza, cercando di evitare doppia contabilizzazione degli impegni di riduzione delle emissioni. L'utilizzo della metodologia di calcolo stabilita dalla Convenzione rimane facoltativo.
L'approccio differenziato su questo punto è cruciale: i Paesi sviluppati dovranno contribuire in modo maggiore allo sforzo globale, attraverso "obiettivi di riduzione delle emissioni assoluti e applicati a tutta l'economia". I Paesi in via di sviluppo, invece, dovrebbero continuare ad aumentare i loro "sforzi di mitigazione" e sono incoraggiati a "muoversi verso obiettivi di riduzione o contenimento applicati a tutta l'economia alla luce delle circostanze nazionali".

Ciascun Paese potrà in qualsiasi momento aumentare il suo obiettivo di riduzione.
L'Accordo prevede la possibilità di cooperazione su base volontaria allo sviluppo sostenibile attraverso due strumenti: un meccanismo di mercato e uno non di mercato (Art.6).
I meccanismi di mercato (sostanzialmente lo scambio di quote di emissione, sul tipo CDM di Kyoto) saranno previsti per quei Paesi che intendano ricorrere a tali strumenti allo scopo di aumentare il livello di ambizione dei propri obiettivi di riduzione nazionali.
L'articolo definisce una serie di criteri sui meccanismi di mercato, tra i quali l'integrità dal punto di vista ambientale, la trasparenza e un sistema di contabilizzazione robusto, che eviti la doppia contabilizzazione degli impegni di riduzione delle emissioni. Ulteriori dettagli sui meccanismi di mercato saranno definiti in occasione della COP22 nel 2016.
Il meccanismo non di mercato si basa su un approccio integrato e olistico, che interessi azioni di mitigazione, adattamento, capacity building, finanza, trasferimento tecnologico. In merito agli impegni per ridurre le emissioni derivanti dalla deforestazione e dalla degradazione delle foreste (REDD+) (Art.5), si incoraggia l'azione senza andare troppo nel dettaglio, mentre si specifica che i finanziamenti a sostegno di queste azioni saranno erogati sulla base dei risultati raggiunti in linea con quanto stabilito dalle COP precedenti.
L'Accordo incoraggia un sforzo collettivo di aumento della capacità di adattamento, di rafforzamento della resilienza e di riduzione della vulnerabilità ai cambiamenti climatici (Art. 7).
Per quanto riguarda gli aspetti finanziari (Art.9), i Paesi sviluppati si impegnano ad assistere finanziariamente i Paesi in via di sviluppo sia sul fronte della riduzione delle emissioni (mitigazione) che degli adattamenti, con una progressione degli sforzi finanziari nel tempo e con un equilibrio tra le azioni di sostegno alla mitigazione e quelle agli adattamenti. Il Meccanismo Finanziario della Convenzione fungerà da meccanismo finanziario dell'Accordo. Il riferimento alla mobilitazione dei 100 miliardi di dollari l'anno da qui al 2020 è nominato nelle decisioni e non nel testo dell'Accordo.

Il trasferimento tecnologico (Art. 10) per accelerare, incoraggiare e promuovere l'innovazione, sarà finanziato attraverso il Meccanismo Finanziario, mentre un Meccanismo Tecnologico della Convenzione definirà il quadro normativo di riferimento per facilitare la cooperazione nella ricerca e nello sviluppo e l'accesso alle tecnologie, specie nei primi stadi di sviluppo delle stesse. I Paesi sviluppati si impegnano a sostenere Paesi in via di sviluppo, anche finanziariamente, nell'implementazione di questo articolo e dovranno rendere conto dei loro sforzi nella revisione ("global stocktake"). Riguardo al capacity building, dovrà essere collettivo ma specifico per ogni Paese e rispondere a esigenze nazionali, con un'attenzione particolare per i Paesi più vulnerabili. La cooperazione dovrà riguardare anche le misure per aumentare l'educazione, la consapevolezza e la partecipazione pubblica.
Il principio di "differenziazione" è presente anche negli obblighi di trasparenza (Art.13). Qui il testo dell'Accordo si fa ambiguo perché da una parte si intende stabilire un quadro comune che richieda a tutti i Paesi di informare sulle emissioni nel loro territorio e sui progressi verso i rispettivi contributi nazionali, dall'altra si lascia flessibilità a quei Paesi in via di sviluppo alla luce delle proprie capacità e si specifica che le modalità del quadro di riferimento saranno stabilite nel 2016. Infine, si dichiara che per i Paesi meno sviluppati l'implementazione di questo obbligo non dovrà comportare azioni intrusive, punitive o onerose.
L'Accordo prevede un inventario globale periodico ai fini di valutare il progresso collettivo nell'implementazione degli obiettivi dell'Accordo e i suoi obiettivi a lungo termine ("global stocktake"). Il primo inventario globale è stabilito per ora nel 2023 e ogni 5 anni a partire da questa data.
Per facilitare l'implementazione e promuovere il recepimento delle clausole dell'Accordo, viene istituito un comitato, che dovrà operare in modo trasparente e non punitivo, nel rispetto delle capacità e delle circostanze di tutte le Parti.

Testo dell'Accordo in inglese
http://unfccc.int/documentation/documents/advanced_search/items/6911.php?priref=600008829

Ultima modifica il Mercoledì, 16 Dicembre 2015 09:39
Gianluca Ravasini

Energia, Trasporti e Logistica, Sviluppo e Reti di Impresa, Segreteria Sezione Energia, Sezione Trasporti e Logistica, Responsabile Sede Vasto

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