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Giovedì, 22 Luglio 2021 10:07

L’Ingegneria della Transizione - Lettera del Vice Presidente Vicario di Confindustria Chieti Pescara Ing. Umberto Sgambati

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Lettera del Vice Presidente Vicario di Confindustria Chieti Pescara Ing. Umberto Sgambati

Pescara, 21 luglio 2021

L’Ingegneria della Transizione

Viviamo una fase storica in cui tutti i riferimenti tecnologici sembrano essere superati dall’irruzione di cambiamenti epocali che impongono una rapida transizione verso il Nuovo. Ma l’attesa quasi messianica di straordinarie innovazioni da qui a 10, 20 anni e più, rischia di frenare il rinnovamento dell’esistente, fisiologico per obsolescenza o conveniente sulla base di un’analisi tecnico/economica, per il timore di ritrovarsi con opere già superate al momento di entrare in esercizio o poco dopo (gli “stranded asset”).
D’altra parte, dispiegare da subito tecnologie ancora lontane dalla piena maturità non sarebbe economicamente sostenibile: non lo sarebbe evidentemente per le Aziende, ma neanche per lo Stato, che dovrebbe impegnare risorse ingenti sotto forma di incentivi (un film purtroppo già visto!)

La combinazione di questi elementi rischia di trasformare la Transizione Ecologica in una sterile gara alla diffusione di messaggi evocativi che promettono impegni ambiziosissimi, ma per il lontano Futuro. Con il concreto rischio che gli impegni rimangano tali e raggiungano al più il magro risultato di migliorare a breve termine ed a buon prezzo la reputazione di chi di volta in volta li dichiara.

Invece la Transizione è una dura corsa a tappe, ciascuna ugualmente importante, perché tutte assieme disegnano una traiettoria autenticamente sostenibile verso il Nuovo, che non sarà mai raggiunto con un sol balzo, né con passi incerti o troppo lunghi.

Decidere il numero, la lunghezza e la durata di ogni tappa; individuare e dispiegare tecnologie innovative già sufficientemente mature, e soprattutto idonee al contesto nazionale; metterne a punto di nuove, sviluppandole e sperimentandole in modo che siano a loro volta disponibili per le tappe successive e siano occasione di crescita di filiere industriali nazionale; impiegare i migliori strumenti di partenariato tra pubblico e privato, e se necessario migliorarli, per massimizzarne i benefici, riducendo tempi e rischi di questa lunga marcia. Ecco: tutto questo costituisce a mio avviso la vera sfida della Transizione.

La sfida scientifica, tecnologica e gestionale che ci attende - benché di portata epocale - non è l’unica, specialmente se si guarda al PNRR come al primo passo. Ne vanno aggiunte almeno altre due: una di ordine Economico, l’altra di ordine Sociale.

Perché possa affermarsi un nuovo modello di sviluppo che, per citare le parole del Green Deal europeo, consenta “di azzerare le emissioni di gas serra entro il 2050, in tutti i settori dell’economia senza compromettere la crescita economica, anzi favorendola”, occorre investire risorse ingentissime in nuove tecnologie, usando strumenti commisurati al livello di maturità tecnologica raggiunta.
Per la sostenibilità economica della Transizione sarà perciò cruciale scegliere gli strumenti regolatori e finanziari più adatti. E specialmente per il rapido dispiegamento delle tecnologie mature (necessità inderogabile nel caso del PNRR), il partenariato Pubblico-Privato appare tra i più efficaci al coinvolgimento delle migliori capacità ingegneristiche, manageriali, imprenditoriali e finanziarie. Si rivelerà a tal proposito fondamentale il coinvolgimento di Aziende leader, ben radicate nel Territorio ma dotate di antenne nei mercati internazionali, che sappiano sviluppare la capacità e la creatività delle eccellenze locali, integrandole con le migliori tecnologie disponibili globalmente.

La sfida di ordine sociale riguarda invece da una parte il rischio che il prezzo più pesante della Transizione sia (o venga anche solo percepito) a carico delle fascia meno abbiente della popolazione; dall’altra, l’opposizione locale al rilascio delle autorizzazioni necessarie alla realizzazione della grande quantità di impianti ed infrastrutture - in parte rifacimenti dell’esistente, ma anche di nuova costruzione - indispensabili per concretizzare le numerose tappe della Transizione, che richiederanno opere di ogni genere, spesso di taglia e dimensioni senza precedenti.

Per vincere la sfida, è indispensabile disegnare interventi sostenibili non solo dal punto di vista ambientale, ma anche economico e sociale, e che concretamente (non solo a parole) realizzino la Transizione, passo dopo passo, evitando sia salti bruschi che eccessi di prudenza; interventi basati su uno stretto e leale rapporto con il Territorio, in modo da aumentarne il consenso, con il coinvolgimento della progettualità e delle risorse locali ad opera delle migliori e più organizzate realtà imprenditoriali, che seguano efficacemente le linee guida definite dal regolatore pubblico e operino con il controllo e la supervisione di quest’ultimo.

In estrema sintesi, occorre Ingegnerizzare la Transizione.

Umberto Sgambati
Amministratore Delegato di PROGER SpA
Vice Presidente Vicario di Confindustria Chieti Pescara

Ultima modifica il Sabato, 24 Luglio 2021 08:08
Laura Federicis

Coordinatore Area Relazioni Istituzionali
Centro Studi, Convenzioni,
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